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Frutto della residenza che il drammaturgo tedesco ha tenuto a Napoli lo scorso anno, il lavoro di respiro internazionale coinvolge la compagnia under 30 del Nuovo Teatro Sanità e segna il debutto alla regia di Carlo Geltrude.

di Daniela Campana

Foto Vincenzo Antonucci

Foto Vincenzo Antonucci

Cinque silhouettes nascoste dietro un telo opaco (unico oggetto di scena), di cui lo spettatore scorge solo le ombre, sovrastate dalla sagoma del Vesuvio, si muovono armoniose su di un fischiettio soave. È un avvio modulato e dolce quello de I Kiwi di Napoli, spettacolo al debutto italiano martedì 15 gennaio al Nuovo Teatro Sanità, diretto da Carlo Geltrude e rappresentato dalla compagnia giovane del teatro: un inizio delicato che però accompagna lentamente lo spettatore verso una messinscena che si rivelerà essere frenetica e pungente, capace di catturare l’attenzione del pubblico tenendolo legato alla poltrona per più di novanta minuti.
Messo in scena in anteprima il 18 agosto scorso al Teatro Kohlenpott di Herne, in Germania, nell’ambito del progetto “Cities on the Edge” (realizzato dal Goethe-Institut di Napoli e Marsiglia, che coinvolge dieci realtà artistiche che svolgono attività in aree definite marginali o di disagio), nello specifico, I kiwi di Napoli è frutto di una residenza artistica tenuta, a gennaio 2017, dal drammaturgo tedesco Philipp Löhle presso il Nuovo Teatro Sanità, durate la quale l’autore ha raccolto diverse interviste dei giovani attori della compagnia e ha visitato Napoli insieme a loro, facendo poi convergere nel testo tutte le sue impressioni.
Mediante una drammaturgia che si muove tra il grottesco, il paradossale e l’assurdo, lo scrittore abbandona il suo quotidiano punto di vista, si immerge in una prospettiva completamente diversa e cerca di scardinare luoghi comuni e pregiudizi, riuscendo a dare vita ad un testo che racconta la città di Napoli e che si rivela una vera e propria farsa contemporanea squisitamente brillante.
I kiwi di Napoli porta sul palcoscenico della sala di Piazzetta San Vincenzo tre storie: quella di due moderni Totò e Peppino che per cavarsela al meglio e non cadere nella trappola della criminalità organizzata creano un proprio singolare business; quella di un giovane ingegnere costretto a emigrare al Nord per la difficoltà di lavorare nella propria città; e infine quella di una ragazza (emblema dei napoletani) che scongiura la paura dell’eruzione del Vesuvio non nominandolo e non offendendolo.
Tutte e tre le vicende, pur essendo apparentemente slegate tra loro, sono invece unite da un motivo conduttore, rappresentato fisicamente dal giovane studente tedesco Matthias e metaforicamente dalla volontà di tutti i protagonisti di voler (ri)organizzare positivamente la propria vita, sia dando uno slancio alla propria esistenza sia fronteggiando con ogni mezzo le contrarietà.

Foto Vincenzo Antonucci

Foto Vincenzo Antonucci

E in effetti – per chi, come chi scrive, si fosse chiesto fin da subito cosa c’entrassero i kiwi con Napoli – questi frutti piccoli e pelosi, che hanno trovato la propria fortuna in una terra non loro (la Nuova Zelanda) grazie a chi ne ha saputo cogliere la prelibatezza, non sono altro che la metafora vincente per esprimere quanto può nascere di prezioso andando semplicemente oltre le apparenze.
Alla sua prima esperienza da regista, Carlo Geltrude costruisce lo spettacolo senza lasciare nulla al caso, attraverso numerosi espedienti scenici – che ne lasciando intravedere già da ora la personale linea registica – e dimostrando una grande consapevolezza delle proprie capacità, del proprio essere e di ciò che si vuole trasmettere.
C’è ne I kiwi di Napoli un’efficacia del racconto ottenuta grazie alla vorticosa comicità delle battute, alla naturalezza con cui tutti gli attori (Vincenzo Antonucci, Luigi Bignone, Anna De Stefano, Carlo Geltrude, Salvatore Nicolella, Alessandro Palladino, Federica Totaro e Beatrice Vento) le sostengono e all’uso di tutti mezzi teatrali: dallo studiato utilizzo delle luci, alla musica (si veda la scelta del famosissimo brano Love theme da “The Godfather – Il Padrino” quando viene presentato il personaggio di Don Carlo) fino alla costruzione visiva della pièce.
Tanti gli applausi a conclusione dello spettacolo, raccolti dagli attori sulle note di una delle Soirées musicales di Gioacchino Rossini, La Danza.
I kiwi di Napoli rientra anche nel progetto “Circle Festival” del Nuovo Teatro Sanità, dedicato alla drammaturgia europea, realizzato con il sostegno del MIBACT e SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”. Lo spettacolo sarà in replica a Napoli al Ridotto del Mercadante dal 19 al 24 marzo 2019 e a Portici domenica 31 marzo all’interno del Circle Tour Campania.

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