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Al Circolo Artistico Politecnico, con sede in Palazzo Zapata a Napoli, l’inaugurazione, oggi 1 febbraio, del progetto per immagini dedicato al disagio del vivere nel nuovo millennio. La mostra, di cui è madrina Cristina Donadio, sarà visitabile fino al 9 febbraio. 

I 15 scatti in mosta

I 15 scatti in mosta

Venerdì 1 febbraio, alle ore 17:30, nella sede dell’associazione “Circolo Artistico Politecnico” a Palazzo Zapata, si terrà il vernissage della mostra “Analfabetismo Emotivo – Viaggio per immagini nel disagio del vivere nel nuovo millennio”. Il progetto, presentato dall’associazione “Oxeia, l’isola dell’arte”, è a cura dei fotografi professionisti Juna & Marco e attraverso l’arte della fotografia e quindici scatti intende raccontare le problematiche giovanili, per svelare gli aspetti particolarmente deleteri del vivere d’oggi.
Si tratta di una mostra itinerante che ha riscosso enorme successo già nelle precedenti esposizioni, e che ad oggi ha goduto dell’appoggio di artisti come Maurizio Casagrande e Maria Bolignano.
Le fotografie saranno in mostra sino a mercoledì 9 febbraio e madrina dell’evento per la tappa napoletana sarà l’attrice  Cristina Donadio, che riceverà anche un riconoscimento alla carriera, come figura nel mondo dello spettacolo che fa da esempio alle giovani generazioni.
Parte della vendita delle opere sarà devoluta in beneficenza ad un’associazione per il recupero di giovani disagiati.

La fotografa Juna

La fotografa Juna

QuartaParete per l’occasione ha intervistato la fotografa Juna.
Com’è venuta a conoscenza del fenomeno dell’Analfabetismo emotivo?
Una delle regole fondamentali in fotografia è osservare e poi inquadrare per scattare. Quindi, osservare è una qualità intrinseca dell’artista fotografo e non solo. Ogni artista ha il dovere di essere pronto a percepire gli stimoli della società in cui vive e rappresentare, denunciare, quando occorre. Il disagio in cui viviamo è palese, si percepisce in superficie, non potevo esimermi dall’affrontare tale problematica. Il quid è scattato durante un esercizio di training attoriale, dove le emozioni erano al centro dell’esercizio. Quello che ho visto, all’unanime nei ragazzi è stato lo smarrimento, il vuoto che vivono quotidianamente. Mi sono rattristata profondamente, un ragazzo deve sognare e vivere per realizzare i propri sogni!
Che ruolo hanno i social network?
Sono il male in assoluto se usati in maniera spasmodica. Spacciatori di illusioni, sono neurotrasmettitori negativi e rovinano il tessuto sociale, generando paradossalmente l’isolamento.
Quali reazioni si aspetta di scatenare nei visitatori e le altre esposizioni che effetti hanno suscitato?
Curiosità in primis sicuramente, (poiché le opere sono state realizzate in maniera surreale e provocatoria), riflessioni, commenti. Nelle precedenti esposizioni abbiamo ottenuto degli ottimi riscontri sia da parte dei ragazzi che da parte degli adulti. Il messaggio è arrivato dritto al cuore, senza ostacoli. Ci auguriamo che il progetto riesca a scrollare un po’ gli animi.
Perché ha scelto di raccontare l’Alfabetismo emotivo attraverso le fotografie?
Purtroppo oggi, per le problematiche suddette, non si comunica più verbalmente, non si legge e soprattutto non si ascolta. Le immagini sono il must dei social, quindi forse la fotografia può far breccia negli animi.
Come e per quanto tempo ha lavorato al progetto?
Il progetto ha avuto una prima stesura su carta. È stato ideato come un cortometraggio. Soggetto, scheda personaggi, sceneggiatura, costumi e scenografie oltre all’equipe di base, hair stylist e makeup artist, ci siamo avvalsi anche del trucco cinematografico per evidenziare ferite, momenti drammatici. Tutto questo ci ha portato via circa 8 mesi.
Quando e perché ha cominciato ad interessarsi alla fotografia?
Non saprei collocare un periodo preciso di inizio, poiché ho sempre amato fotografare. Diciamo che la fotografia è diventata indispensabile per me da circa 20 anni, non ne posso più fare a meno.

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