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La poetica di Emma Dante si spoglia delle parole, dei costumi, del superfluo e guardando lo spettatore diritto negli occhi lo mette a nudo nel suo essere individuo che soffre, gioisce, danza, combatte. Vive.

di Ileana Bonadies

Foto di Masiar Pasquali

Foto di Masiar Pasquali

Un attore, un corpo nudo, uno spettatore, una reazione, il silenzio, un suono gutturale, una schiera, un’attrice, ancora un corpo nudo, un altro spettatore e un’altra reazione, un racconto, la sua trasformazione, un interrogativo: chi sono le “bestie di scena”? Chi sono quegli uomini e quelle donne davanti a noi che, spogliati di tutto, ci fissano e si muovono, interagendo tra loro e con noi, protetti solo dal luogo in cui tutto ciò avviene, ovvero un teatro?
Perché ne restiamo attratti mentre si muovono su un palco privo di orpelli, a luci accese, prima ancora che la platea e i palchi si riempiano, al suono del solo peso dei loro corpi sulle tavole di legno, e al ritmo del respiro dei loro passi mentre eseguono quello che appare essere un riscaldamento e che senza soluzione di continuità è in realtà già la messa in scena dello spettacolo?
Ce lo domandiamo appena arrivati e domanderemo a lungo anche dopo la fine, ma intanto che tutto si consumerà, che l’azione in un crescendo di gesti, danza, movimenti sincopati si svolgerà in un disvelamento che è reale e metaforico al contempo, il nostro sguardo è all’attore in quanto tale che sarà rivolto. Ai suoi spasmi, alla sua concentrazione, al suo incedere sicuro come se altro da sé eppure se stesso fino in fondo.
E che pian piano, smessi gli abiti, non resterà che la nudità a dare un abito a ciascuno di loro, sarà solo una naturale conseguenza di quel rito collettivo nelle cui trame stiamo entrando, pur se restiamo seduti in poltrona. Un rito collettivo che si fa manifesto della poetica di Emma Dante. Ma anche pretesto per indagare l’individuo nella sua universalità e il suo essere continuamente esposto: ai giudizi, alle sollecitazioni, agli imprevisti.

Foto di Masiar Pasquali

Foto di Masiar Pasquali

Perché si, in “Bestie di scena”, in esclusiva al Teatro Bellini di Napoli, dal 5 al 10 febbraio, è possibile rintracciare il filo rosso che lega insieme e identifica tutte le opere dell’autrice siciliana, il suo modo di dialogare con gli attori che dirige e col contesto in cui si muovono, l’uso simbolico degli elementi di scena anche quando minimali, la geometria rigorosa dell’andatura che poi diventa movimento fluido. E anche se assenti del tutto sono i dialoghi (a meno di poche parole), anche se tutto è declinato con forza e istintività, è sempre nel segno dell’armonia che i quadri si succedono, che gli oggetti (una tanica piena d’acqua, una spada da schermitore, un telo elastico, una bambola parlante, dei palloni…), improvvisamente buttati sul palco, si alternano costringendo a reazioni repentine e cicliche loro che vi si imbattono, che la musica de The Platters irrompe a dettare un cambio di ritmo nella narrazione, che il disegno luce si fa amplificazione, nei suoi essenziali ma suggestivi chiaro-scuro, del significato di ciò che sta avvenendo.

Foto di Masiar Pasquali

Foto di Masiar Pasquali

In uno scoprire, volutamente in itinere, quello a cui tutto ciò condurrà, sera dopo sera, replica dopo replica, città dopo città. In un continuo mettere alla prova non solo chi sul palco ci sta e sta mettendosi in gioco, ma anche chi osserva, talvolta sorride o abbassa lo sguardo. Senza che nessun filtro possa intervenire in questo comunicare muto che dopo essere avvenuto tra regista e attori ora si sposta tra attori e spettatori e poi tra questi ultimi e l’esterno, una volta usciti. Una volta che terminato (purtroppo) l’incantesimo ci ricorderemo che Sandro Maria Campagna, Viola Carinci, Italia Carroccio, Davide Celona, Sabino Civilleri, Roberto Galbo, Carmine Maringola, Ivano Picciallo, Leonarda Saffi, Daniele Savarino, Stephanie Taillandier, Emilia Verginelli, Marta Zollet, impavidi quanto eccezionali coautori e interpreti della messinscena, erano nudi dinanzi a noi ed erano il riflesso primordiale di ciò che siamo stati tutti, prima che condizionamenti culturali, morali, politici, religiosi siano intervenuti a (de)formarci. Condizionarci, omologarci.
E allora ecco dalla stessa matrice/spettacolo diramarsi due riflessioni: l’una legata all’essere attore, “alla sua fatica, la sua necessità, il suo abbandono totale fino alla perdita della vergogna”, come scrive la stessa Dante; l’altra all’essere uomo all’interno di una comunità. Di un insieme, di una realtà dalla quale sono ammesse solo parziali vie di fuga, e in rapporto alla quale soltanto si determina, in tutta la sua compiutezza, la nostra personalità. E allora ecco “Bestie di scena” divenire – forse con una incisività addirittura maggiore di quella immaginata – una occasione per fare spazio a nuove consapevolezze, a nuovi stimoli, enfatizzando quel rapporto duale, attore-spettatore, su cui si poggia ogni spettacolo e che qui diventa specchio della verità nel quale reciprocamente riflettersi. Senza inganni, completamente a nudo.

Teatro Bellini
via Conte di Ruvo 14 – Napoli
contatti: 081 549 9688 – http://www.teatrobellini.it/

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