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La danza, tra le eccellenze italiane, mortificata dalle politiche di governo nazionali, sempre più miopi e non accorte a garantire dignità e lavoro. Il nostro giornale, da sempre al fianco di chi, operando nel campo della cultura, è vessato e umiliato, in esclusiva pubblica la lettera aperta dei ballerini del Teatro San Carlo di Napoli, costretti a condizioni di precariato che ancora una volta danneggiano chi lavora nel capo dell’arte senza alcuna tutela dei propri diritti.

di Danilo Di Leo*

Fonte foto: Pixabay

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Sabato scorso, prima che il sipario si aprisse per il debutto del “Lago dei cigni”, abbiamo chiesto di leggere un comunicato a tutto il pubblico perché la situazione dei corpi di ballo in Italia è ormai catastrofica.
L’esigenza di un comunicato pubblico nasce da un documento emesso dal Governo e firmato dalle sigle sindacali nazionali, in cui c’è scritto che:
“IL MINISTRO CI HA INFORMATO CHE HANNO SCRITTO, CONGIUNTAMENTE CON IL MINISTRO DEL LAVORO, UNA NORMA CHE SUPERA LE ECCEZIONI SOLLEVATE DALLA CORTE EUROPEA SUI TEMPI DETERMINATI CHE VERRÁ PUBBLICATA A BREVE – e continua dicendo – LA STESSA CONTERRÁ ANCHE UNA NORMA PER LA STABILIZZAZIONE DEI CTD: LE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE DOVRANNO EFFETTUARE DEI CONCORSI A TITOLI PER PERSONALE TECNICO E PER IL PERSONALE ARTISTICO DI CORO E ORCHESTRA” dimenticando (?) il Corpo di Ballo e, di conseguenza, evidenziando quanto il settore ballo sia invisibile e ancora una volta umiliato; proprio quel settore che, a differenza di quanto succede nel resto d’Europa e nonostante la grande tradizione, da decenni è sempre più precarizzata fino a ridurla ai minimi storici.
Di risposta a questo documento, che ha suscitato indignazione da parte di tutti i ballerini e le ballerine, bisogna pur dire che c’è stata una rettifica dei sindacati, indirizzata al Ministro Bonisoli, in cui c’era scritto “LE PONIAMO INOLTRE LA RICHIESTA DI COMPRENDERE TRA GLI AVENTI DIRITTO ANCHE LE ALTRE CATEGORIE ARTISTICHE DEI TERSICOREI E DEI MAESTRI COLLABORATORI”.
Certo, in tutti i casi, ci risulta triste pensare che si siano “dimenticati” dei corpi di ballo!
Ma, in realtà, il problema DANZA in Italia ha forse comunque anche altri artefici, e da più fronti.
Basti pensare che le compagnie di ballo rimaste in vita sono solo 4 (Scala di Milano, Opera di Roma, San Carlo di Napoli e Massimo di Palermo) tra queste, escludendo la Scala in cui ci sono ben 69 ballerini stabili, il numerico di tersicorei con Contratto a tempo indeterminato è molto, ma molto basso, rispetto al numero di ballerini e ballerine che servono per portare in scena un balletto alla portata di una fondazione lirico sinfonica. Al San Carlo, per esempio, sono rimasti 15 ballerini con contratto a tempo indeterminato e per portare in scena “Lago dei Cigni” si è costretti a chiamare ben 45 precari, i quali lavorano in media 4/5 mesi l’anno.
Eppure 20 anni fa la compagnia di ballo di Napoli contava quasi 40 ballerini stabili! A questo punto le domande che ci poniamo sono queste:
– che fine hanno fatto tutti quei posti?
– chi ha reso la compagnia di ballo l’agnello sacrificale per salvare le fondazioni?
– perché un teatro di tradizione non può avere un corpo di ballo stabile uguale alle compagnie di tradizione dei paesi europei?
– chi ha ridotto a quattro spiccioli il settore ballo del Teatro San Carlo di Napoli?

Fonte foto: Pixabay

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Forse in Italia (perché all’estero non è così) l’idea comune del ballerino è quella di un giovane o una giovane che vive di pane e sbarra, anzi di acqua e sbarra, senza immaginare che anche un danzatore e una danzatrice hanno una vita e soprattutto una dignità lavorativa.
Quest’arte muta, che racconta una storia, regala emozioni con il solo linguaggio del corpo, ha bisogno prima di tutto di una continuità, ma, così come per tutti i tipi di lavoro, necessità di una tranquillità lavorativa, una tutela al benessere che di certo un lavoro precario a vita non può dare.
È assurdo che per tutti questi anni ci sono state tantissime ballerine e tantissimi ballerini che hanno raggiunto l’età pensionabile da PRECARI pur di fare questo mestiere, pur di realizzare quel sogno che produce spettacoli che regalano sogni.
Chiediamo pertanto una tutela nel diritto al lavoro di un’artista, chiediamo al Governo di trovare una soluzione, ma anche a chi gestisce i nostri teatri di risanare il numerico dell’organico stabile dei corpi di ballo, facendo attenzione alla gestione interna delle risorse umane, dando importanza non solo alla produzione dei balletti – che pur di fare sfruttano contratti a tempo determinato come se fosse la norma -, ma anche e soprattutto alla tutela del danzatore che ha il diritto di essere riconosciuto pienamente così come deve essere riconosciuto qualsiasi tipo di lavoratore, con la stessa e identica DIGNITA’.
Se solo si riuscisse a essere in grado di capire che un corpo di ballo più corposo permetterebbe produzioni più interessanti, le quali produzioni chiamerebbero più pubblico, il quale pubblico permetterebbe al teatro di vivere… Quello stesso pubblico che merita una programmazione dignitosa per ciò che è la storia e la tradizione del Teatro San Carlo.

* ballerino del Teatro San Carlo di Napoli, in rappresentanza dell’intera categoria

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