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I libri, strumenti formidabili per crescere come persone e come comunità, oggi celebrati nella ricorrenza istituita dall’Unesco. Ma non è sufficiente un solo giorno per innamorarsi della lettura e dei suoi molteplici benefici.

di Giuseppe Carotenuto

Fonte foto: Pixabay

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Che cos’hanno in comune lo spagnolo Miguel de Cervantes, l’inglese William Shakespeare e il peruviano Inca Garcilaso de la Vega?
A parte essere tutti dei grandissimi scrittori, sono tutti morti il giorno 23 aprile. Che incredibile fortuna per l’Unesco quando, nel 1995, decise di istituire proprio il 23 aprile la Giornata mondiale del libro.
L’idea di una giornata dedicata al libro nacque per la prima volta in Catalogna, promossa dallo scrittore valenziano Vincent Clavel Andrés e istituita da Re Alfonso XIII nel 1926. Nello stesso giorno cade anche la festa del patrono della Catalogna: San Giorgio. E poiché vi è usanza in questa ricorrenza che gli uomini regalino una rosa alle loro donne, è divenuta consuetudine tra i librai regalare una rosa per ogni libro acquistato.
Inoltre l’Unesco nomina ogni anno, a partire proprio dal 23 aprile, una capitale mondiale del libro come riconoscimento della qualità dei suoi programmi per promuovere la diffusione del libro e incoraggiare la lettura: quest’anno tocca a Sharja negli Emirati Arabi Uniti.
Dati questi piccoli cenni storici passiamo alla parte che probabilmente più ci interessa. E cioè quella di cogliere questa ennesima occasione per parlare in maniera più o meno approfondita di libri e di lettura.
La lettura è e deve essere un modo per crescere come persone e come protagonisti di una comunità. E questa giornata deve essere l’occasione per noi, popolo di lettori “timidi”, di prendere consapevolezza della differenza che ci separa dalle altre realtà europee (In Italia in media leggono un libro l’anno 4 italiani su 10 – nel sud Italia soprassiedo – contro i 7 su 10 della Germania e addirittura i 9 su 10 della Norvegia). Sorvolando sul fatto che già leggere un solo libro all’anno ci sembra un metro di paragone inadeguato, vorremmo che non ci si soffermasse sui meri numeri qui presentati, per quanto impietosi, bensì su quello che rappresentano: ovvero quanto il nostro Paese perde in termini di opportunità rispetto agli altri. Parlare di libri e di lettura in Italia è diventato argomento di nicchia, riservato a quei pochi che considerano la lettura importante per se stessi e per la comunità di cui fanno parte. E allora saliamo un po’ più in alto nelle gerarchie del potere: sembra che in Italia la lettura o la cultura in generale non venga considerata come un’attività o un’opportunità di sviluppo anche socio/economico del Paese, ma bensì un passatempo, un’attività da oziosi professori in tweed che fumano la pipa in poltrona.
(Per rendere l’idea date un’occhiata alla risposta che Michela Murgia ha dato al ministro dell’Interno dopo che lui l’ha accusata di essere una snob radical chic oppure leggete il libro Il censimento dei radical chic ed. Feltrinelli).
Quando invece scopriamo che in paesi in cui si crede nella cultura e quindi si investono risorse importanti per la sua diffusione, cresce anche il benessere socio/economico.

Umberto Eco

Umberto Eco

«Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro.»
Umberto Eco

Forse ora più che mai abbiamo bisogno dei libri come chiave di lettura per interpretare meglio il presente: i cambiamenti socio/economici, il crollo delle ideologie, le migrazioni, la prevalenza dell’egoismo sul senso di comunità. La tendenza comune è quella di trovare soluzioni rassicuranti, di semplificare ciò che non è semplificabile, senza tenere conto della complessità insita in tutte le cose. Una delle soluzioni quindi possono essere i libri. Ma i libri hanno la necessità, soprattutto in questi tempi difficili, di mediatori preparati e competenti: i librai. Le librerie TUTTE, con i loro librai, sono un deposito eccezionale di opportunità che dobbiamo sfruttare. Possono aiutarci a trovare la storia che stavamo cercando senza esserne ancora consapevoli. Proviamo dunque a credere nella lettura come strumento di miglioramento, a trasmettere ai ragazzi il messaggio che frequentare le librerie, le biblioteche significa investire in un futuro migliore. Dobbiamo fare questo passo, prima ancora delle campagne istituzionali (che sono sempre poche e spesso inadeguate), affinché nelle case ci siano libri da leggere, da sfogliare e che con le loro storie possano fare bene al Paese in cui viviamo.
Oggi è la giornata mondiale della lettura: se volete bene a qualcuno regalategli un libro.

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