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Partendo dall’esempio virtuoso di Napoli in cui una orchestra di giovani riqualifica un quartiere difficile come la Sanità, lo sprono a fare altrettanto anche altrove. A partire da Roma.

di Luca Signorini*

L'orchestra giovanile "Sanitansamble" di Napoli

L’orchestra giovanile “Sanitansamble” di Napoli

Ho scritto qualche tempo fa a proposito delle orchestre giovanili, lodando da una parte la loro costituzione, il lavoro di chi le forma e promuove e stigmatizzando dall’altra una tragica indifferenza nei confronti del necessario e assente legame col mondo del lavoro, certo anche e soprattutto perché di lavoro ce n’è ben poco ma anche perché, quando c’è, precario e remunerato in modo incresciosamente insufficiente; e non si vede ancora all’orizzonte un cambio di tendenza, un interesse politico serio che permetta ai tanti laureati eccellenti formatisi nei Conservatori di Musica italiani di mettere a frutto le proprie capacità, la propria arte.
Ma comunque io ho scritto di questo perché vivo a Napoli, e cioè in una città che si è sempre dimostrata, sul piano della propulsione artistica, letteraria, nella spinta esuberante a voler creare, a voler vivere, all’avanguardia: e per questo desidero di più, desidero che queste giovani leve trovino poi soddisfazione da adulti.
Ciò che è accaduto a Roma, in una delle periferie della capitale; il vedere in televisione gente che urla contro una famiglia Rom, contro una mamma, contro i suoi figli; assistere seppure in modo frammentato, per le necessità televisive, alle offese, ai berciamenti, all’inaudita violenza verbale e minacciata violenza fisica, mi ha fatto pensare e convincere ancor di più che vivere a Napoli sia un privilegio – nonostante tutto, certo; lo sappiamo benissimo che l’ammortizzatore sociale in vaste aree non è lo Stato ma ahimè la camorra – e che Roma sia, rispetto a Napoli, parecchi passi indietro. La struttura stessa di Napoli, con la contiguità dei quartieri popolari a quelli nobili, la facilità di raggiungere il Vomero partendo da Forcella, di raggiungere la Sanità muovendosi da Corso Vittorio, (non dimentico certo realtà complicate come Barra, Ponticelli, San Giovanni eccetera; di Ponticelli scrissi una volta della straordinaria attività artistica che si svolgeva lì – ma in un centro di salute mentale!) consente una comunicatività, una possibilità di fusione, scambio e, direi, di allegria, unica. Cosa che a Roma non è. Posso dirlo con cognizione di causa, essendoci nato ed avendoci vissuto, seppure in altri decenni, in periodi molto diversi dall’attuale. Roma, nella sua abnorme ampiezza, scolla le persone, le distanzia e le isola.
Ricordo come evento biblico l’Estate Romana, la manifestazione culturale organizzata dal Comune di Roma durante le giunte di Giulio Carlo Argan e Luigi Petroselli, riuscito tentativo di ricongiungimento di poli lontani nel nome dell’Arte, ideato dall’assessore alla Cultura Renato Nicolini. Quell’evento (nel 1977 avevo diciotto anni) mi toccò profondamente, tanto che desidero ancora parlarne. Vidi ciò che in quella città non avevo mai visto prima: una cittadinanza unita, le persone più diverse e distanti culturalmente ed economicamente fondersi ed annegarsi nella bellezza – scoperta e gustata tutti insieme – non solo della città, ma dell’arte che vi si produceva.
Ed ecco che mi chiedo perché, se in un rione come quello della Sanità, splendido e difficile, nasce un’orchestra di giovani che, al di là della musica prodotta, riqualifica nell’immaginario di una nazione intera un quartiere che non è più solo, che non è più il nulla culturale ma che risorge – e non solo nella musica ma nelle tante sane iniziative che vi fioriscono – non nasca un’orchestra giovanile a Casal Bruciato. E come a Casal Bruciato, nelle tante altre periferie romane che non possono collegarsi con facilità alle bellezze che quella città offre. Ma la bellezza non è statica, la bellezza si produce, la bellezza è nell’animo delle persone, va solo maieuticamente fatta nascere, risorgere, fiorire. Portare la bellezza nelle periferie, crearla lì, questa è la sfida. Ho digitato su Google “orchestre nelle periferie di Roma” e mi sono apparsi i link di un’unica orchestra, quella stimatissima e geniale di piazza Vittorio, che peraltro non è periferia. E San Basilio? Tor Sapienza? Tor Bella Monaca? Sono luoghi vasti, pieni di ragazzi: le orchestre giovanili, da Casal Bruciato in avanti, li aiuterebbero a proteggersi da facili sfoghi contro gente inerme, quasi fossero l’insulto e la minaccia l’ultima ratio per sentirsi vivi.

 

*Luca Signorini, scrittore, musicista e compositore, è Primo violoncello del Teatro San Carlo di Napoli e docente al Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento

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