Manlio Boutique

Il nuovo progetto del Nuovo Teatro Sanità, da una idea di Carlo Geltrude che ne cura anche la regia, attraversa i vicoli dell’omonimo quartiere e trasforma i “bassi” tipici napoletani in palcoscenici sui cui prendono vita storie di vita quotidiana o ispirate ad alcuni atti unici di Čechov.

di Irene Bonadies

Foto Ciro Battiloro

Foto Ciro Battiloro

Tre storie, tre case, tre spaccati di vita a cui assistiamo come osservatori invisibili agli occhi dei protagonisti. Un marito e una moglie alla fine della loro giornata, due fratelli in un pomeriggio come tanti della loro quotidianità, un uomo e una donna apparentemente senza legami in un particolare giorno della loro vita. Sono questi i primi protagonisti di Tur de Vasc, spettacolo site-specific e itinerante, nuovo progetto del Nuovo Teatro Sanità, ideato e diretto da Carlo Geltrude, che ha debuttato lo scorso 18 e 19 maggio a Napoli, e pronto a replicare con nuove drammaturgie, ispirate stavolta ad alcuni atti unici di Anton Čechov, e un nuovo cast, il prossimo 25 e 26 maggio.
Tre storie – “La bolletta”, “Mastini”, e “Vendesi” – costruite intorno ad un luogo preciso, ovvero un basso – la caratteristica casa a fronte strada –, tre testi in cui gli autori (Mario Gelardi, Elvira Buonocore e Marina Cioppa) immaginano un climax che rapisce in maniera totale testa e cuore; dove a fare veramente da protagonisti sono i sentimenti e le emozioni che i sette bravissimi attori (Luciano Saltarelli e Laura Borrelli, Vincenzo Antonucci e Mariano Coletti, Gennaro Maresca e Daniela De Vita), nonostante le ristrettezze di spazio, il fiato sul collo degli spettatori e a volte le loro imprevedibili reazioni, impersonano.
E il realismo della loro messa in scena è tale fa dar perdere il contatto con lo spettacolo: non stiamo guardando gli attori recitare ma stiamo guardando Patrizia, Amalia e gli altri abitanti delle case in cui entriamo; stiamo osservando le loro vite, ascoltando i loro dialoghi, spiando i loro gesti e a tal punto inesistente è ogni distanza che andando via è difficile scrollarsi di dosso la storia, si esce in silenzio quasi per non disturbare quelle persone appena conosciute.

Foto Ciro Battiloro

Foto Ciro Battiloro

La bellezza che una tale tipologia di teatro incarna, dunque, non può che essere individuata nella capacità di far entrare in simbiosi la messinscena con la vita reale tanto da non distinguerne più il confine, e ancora in quella di evidenziare aspetti e sfumature di situazioni che altrimenti sembrerebbero lontane dalla nostra quotidianità, in una sorta di gioco di ruolo in cui è possibile provare a capire cosa significa stare in una storia altra da sé.
Se gli spettacoli che si svolgono nei luoghi con uno spazio ben definito – con palcoscenico, quinte e sipario – sono, infatti, espressione della forma teatrale per antonomasia, quella a cui tutti siamo abituati, dove la quarta parete può essere abbattuta solo se c’è un lavoro biunivoco tra attori e spettatori che porta ad un coinvolgimento attento e attivo del pubblico, queste forme innovative di teatro esterne allo spazio scenico abituale, invece, catapultano lo spettatore sulla scena ed è pressoché impossibile restare impassibili a ciò a cui si assiste, nelle cui trame si resta avvinghiati. Così come certo è, sia dal punto di vista di prova attoriale che di coinvolgimento emotivo, l’impegno richiesto.
Il progetto in questione, in particolare, è il risultato di un lavoro su più fronti che coinvolge al contempo sia autori, attori, registi e operatori del teatro, che la città – più esattamente il Rione Sanità – che viene presa in prestito non solo come scenografia naturale ma come protagonista. Analogamente, le ricadute di un lavoro come Tur de Vasc sono proiettate non solo sugli spettatori attivi che hanno scelto di partecipare al tour teatrale, ma anche sulla platea di spettatori passivi, ovvero gli abitanti del quartiere, a volte anche inconsapevoli, attorno ai quali si muovono tutte le persone coinvolte.

Foto Ciro Battiloro

Foto Ciro Battiloro

Per questi motivi, vincente si dimostra l’idea – mutuata da altre forme di “teatro fuori dal teatro” altrettanto apprezzate – che non solo coniuga scrittura e recitazione, fantasia e finzione, ma si lega a doppio filo col territorio circostante, attivando forme di coinvolgimento che, trasversalmente, non lasciano nessuno fuori. Che includono e mettono in dialogo realtà differenti attraverso una capacità di visione e regia che va al di là delle specifiche competenze tecniche necessarie, e si traduce in osservazione delle potenzialità a disposizione, in termini sociali e urbani; strutturazione di una macchina scenica che tenga fede alla sua finalità narrativa attraverso l’azione; interazione efficace coi luoghi e le persone che li abitano.
Dando vita ad una finzione che finta non è, ma in cui il rito teatrale si consuma per intero, portando la magia che contraddistingue il teatro anche negli angoli più remoti – che così acquistano una luce nuova –, senza filtri o particolari artifici, semplicemente lavorando dal basso. O meglio, da vasc.

 

Nuovo Teatro Sanità
Info e prenotazioni: 3396666426 – info@nuovoteatrosanita.it – www.nuovoteatrosanita.it
Programmazione: sabato 25 maggio, ore 20.30 – 20.45 – 21.00; domenica 26 maggio, ore 20.30 – 20.45 – 21.00. Partenza da piazza Sanità suddivisi in tre gruppi a numero limitato.

Print Friendly

Manlio Boutique