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Una principessa e un suonatore di accordìon al centro del primo romanzo del regista e sceneggiatore originario di Pomigliano D’Arco che con una storia d’altri tempi segna il suo esordio nel mondo della letteratura.

di Luca Signorini

Il libro

Il libro

«Avete mai mangiato un cestino di sorbe? Bene. Non importa quanto siano dolci e saporite fino a che non avete mangiata l’ultima. Se non è completamente matura e ha nel cuore ancora una venatura acerba vi avrà rovinato anche tutte quelle mangiate prima».
È un passaggio di Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon (ed. Cuzzolin), il libro di Massimo Piccolo, che svela la realtà filosofica, esistenziale, che riguarda tutti noi: la vita va vissuta e fino all’ultimo una sorpresa, dolce o amara, ci aiuterà a capire chi siamo davvero.
La fatica di uscire allo scoperto, di assecondare i propri autentici desideri a costo di perdere la calda ovatta dell’affetto di coloro che, pur amandoci, costruiscono intorno a noi un mondo che non corrisponde alle esigenze vere del nostro essere; doni, protezioni e sicurezza: a tutto si deve rinunciare, e ci vuole coraggio, per acquisire la maturità necessaria alla conquista della felicità. Conosci te stesso è la prima fondamentale tappa dell’uomo, la base sulla quale costruire il proprio futuro. L’esclusivo, personale, ineguagliabile e non mistificabile futuro che non ha bisogno di luccichii e di protettori, ma solo della propria auto-consapevolezza, è il luogo da raggiungere, da tentare almeno di raggiungere.
Dice Juan a Estelle «Non potrai mai sapere cosa vuoi se non andrai via da qui».
Questa è l’incitazione, il seme dal quale fiorisce il doloroso albero dell’incertezza, del dubbio, della crisi. Il terribile e spietato muro che ognuno di noi, prima o poi, si trova innanzi.
Estelle ci racconta questa fondamentale tappa dell’uomo attraverso una sapienza narrativa fatta di descrizioni accurate e rappresentazioni di stati d’animo. L’umanità di Massimo Piccolo traspare dalla grande metafora che il suo libro rappresenta. Cullati da un racconto gradevole e ricco di colori e sapori, di sensualità e di panorami – racconto che ha il sapore di quelle storie che i nostri cari ci narravano quando eravamo bimbi e soprattutto quando eravamo bisognosi di fiabe e di protezione – pian piano cominciamo a capire il significato profondo (e Massimo lo svela lui stesso nei ringraziamenti) di tutto questo.
La struttura fiabesca del libro è lineare. I personaggi tipici – La figlia del re (Estelle) e suo padre, con l’atteggiamento minaccioso di quest’ultimo nei confronti del futuro genero; l’eroe, che è in qualche modo eroe-liberatore come anche eroe-vittima (Juan) – ci sono tutti, vividi, carichi della forza emotiva adolescenziale, o della potenza data dall’enorme quanto impotente potere. E naturalmente la magia.
Nel passaggio del cestino di sorbe citato sopra, apparentemente semplice, si riscontra una profonda rifrazione calviniana – Italo Calvino è pure citato nei ringraziamenti come fonte ispiratrice, come letteratura del fantastico ad illustrare i grandi temi esistenziali – : «La vita di una persona consiste in un insieme di avvenimenti di cui l’ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l’insieme, non perché conti più dei precedenti ma perché una volta inclusi in una vita gli avvenimenti si dispongono in un ordine che non è cronologico ma risponde a un’architettura interna»
Leggendo Estelle si attraversa il percorso di crescita che la vita ci pone innanzi. Due sono le vie: restare in un’infelicità dorata, oppure crescere e andare incontro al destino, alla caduta nel proprio io, senza più rete, senza filtri, senza che nessuno possa mai più interpretarci e governarci.
E così l’ultima sorba, l’ultimo evento inatteso nella nostra vita, sarà determinante, sarà l’aiuto necessario, l’evento al quale sarà impossibile sottrarsi.

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