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Esilarante esordio alla regia di Olivia Wilde, il film – che uscirà in Italia ad agosto – normalizza le diversità e si appresta a diventare un classico, per adolescenti e non.

di Stefania Sarrubba

Beanie Feldstein e Kaitlyn Dever in una scena.

Beanie Feldstein e Kaitlyn Dever in una scena

Debutto alla regia dell’attrice Olivia Wilde, Booksmart è una commedia per teenager che parla agli adulti. Nello specifico, fa desiderare che dieci, venti e più anni fa ci fosse stato un film del genere a normalizzare e celebrare le diversità.
Il film è la storia di due studentesse modello, Amy (Kaitlyn Dever) e Molly (Beanie Feldstein), che, il giorno prima del diploma, scoprono che i loro compagni di scuola svogliati sono in qualche modo riusciti ad entrare nelle stesse prestigiosissime università che le attendono in autunno.
Decidono, allora, di fare ciò che si erano volontariamente precluse durante tutto il liceo: andare a una festa, o più d’una, e fare follie per una notte. Ne accadranno, ovviamente, di tutti i colori.
Amy e Molly sarebbero state le ‘secchione’ in un film di appena un decennio fa, quando amare imparare non era affatto cool sullo schermo. Quando all’ambizione sarebbe forse stato più giusto preferire la socialità, come se le due cose potessero escludersi mutualmente.
Personaggi simili sarebbero stati relegati a ruoli secondari o protagonisti di una trasformazione fisica che spesso prevedeva la sostituzione degli occhiali da vista con delle lenti a contatto e uno swiiish della chioma alla Pantene.
Le due protagoniste di Booksmart, invece, non indossano occhiali né cadono in alcuno degli stereotipi da schermo per ragazze intelligenti. Sono diciassettenni normali, non la versione patinata che i teen movie di solito ci propinano, che hanno dialoghi reali.
Presentato a marzo al South by Southwest e già distribuito, con qualche difficoltà, negli USA e in Regno Unito, Booksmart trasuda autenticità e fa della capacità di rappresentare uno spaccato reale americano il suo punto di forza.
Il film, nelle sale italiane dal prossimo 22 agosto, include personaggi di ogni orientamento sessuale, etnia e forma fisica. Amy, apertamente lesbica, non sta attraversando la fase del coming out, non è confusa, tormentata oppure ostracizzata da genitori e amici. Al massimo, è, come molti, un’adolescente insicura che non sa come fare la prima mossa con la ragazza che le piace.
E non è il solo personaggio LGBT del film, messo lì a spuntare le caselline della diversità. Di personaggi queer il film è pieno, a dimostrazione che essere LGBT non è un’identità uguale per tutti e che c’è molto, molto di più oltre l’essere definiti per sessualità o genere.
Se anche Booksmart avesse come unico merito quello di normalizzare le differenze, e non è così perché il film ne ha molti, Olivia Wilde avrebbe già vinto la sua scommessa col pubblico.

Olivia Wilde

Olivia Wilde

La regista, che puntava sul realismo del film, ha dichiarato di aver chiesto agli attori – tutti poco meno o più che ventenni, rompendo il trend degli ultra-trentenni che interpretano ragazzini – di alzare la mano qualora qualcosa suonasse finto.
Il risultato è un freschissimo antidoto ai film con cui la maggior parte di noi è cresciuta. Nessuna battuta sembra forzata, nessuna conversazione irreale o affettata.
Insieme al pubblico over 30, i film per ragazzi a cui Hollywood ha abituato gli spettatori negli anni – eteronormativi, sessisti e in cui necessariamente si debba finire con un happy ending romantico – stanno invecchiando. Spesso male.
Lo status di cult raggiunto da molti di quei film, come The Breakfast Club, Clueless, ma anche Mean Girls, non li salva dall’essere talvolta problematici se rapportati al sistema di valori di oggi.
Booksmart è un fresco antidoto ai film di un tempo ed è per gli incombenti anni ’20, che si apprestano ad essere i nuovi anni ruggenti, quello che Mean Girls è stato per i primi Duemila, Heathers per i Novanta e così via, guardando indietro. Non è difficile immaginare che, insieme a Lady Bird di Greta Gerwig e ad altri film più recenti, Booksmart diventerà un classico tra vent’anni.
È intelligente come i suoi protagonisti – tutti – e diretto con evidente passione da Wilde che, al pari di Molly e Amy, è una overachiever, una persona brillante, ambiziosa, che raggiunge risultati sopra la media ma che è sempre posizionata al confine tra fare e strafare.

Skyler Gisondo nel ruolo di Jared

Skyler Gisondo nel ruolo di Jared

In effetti, Booksmart ha qualche piccola pecca nel voler giocare troppo con generi diversi. Uno stratagemma comunque interessante, questo, che fa da contraltare visivo al realismo dei dialoghi e delle situazioni e svela il mondo interiore delle due protagoniste, rivelandosi non solo autentico, ma anche divertente. Sta al pubblico scegliere con chi ridere, e forse identificarsi, di più. Se con Amy, Molly e gli altri ragazzi del liceo, se con la fighissima professoressa Fine (l’incredibile Jessica Williams di The Incredible Jessica James) che non è poi tanto figa quanto le sue studentesse adoranti pensano… o con l’annoiato preside Brown (Jason Sudeikis, marito di Olivia Wilde), che arrotonda facendo l’autista, o ancora con la madre di Amy, Charmaine, (Lisa Kudrow di Friends) e così via.
Il film, che pullula di attori comici di talento, inclusi Will Forte (SNL, Last Man On Earth), Skyler Gisondo (l’ormai defunto Santa Clarita Diet) e Billie Lourd (Scream Queens), è a un crocevia tra generazioni, come anche il cast dimostra, e si colloca nello spazio tra quelli che avremmo voluto essere e quelli che possiamo diventare ancora, e ciò vale per ogni fascia d’età.
Non crea gerarchie anagrafiche né presenta le versioni compartimentalizzate delle generazioni X, Y e Z (rispettivamente i post baby boomer, i Millennial e i nati nel Duemila) con cui i media ci hanno bombardato.
Usa un suo linguaggio e un suo immaginario che sono esilaranti, talvolta crudi e disincantati, ma assolutamente comprensibili e condivisibili da chiunque attraversi il mondo oggi.

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