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Per il terzo capitolo di “Microstorie, alla scoperta con Marina Cuollo di una parola tutta napoletana, citata in canzoni e battute, segno distintivo di un approccio alla vita che si affida alla dea bendata con scaramantico disincanto.

Microstorie

L’amore per la scrittura l’ho scoperto tardi, e se oggi posso definirmi una scribacchina molesta lo devo anche e soprattutto alle mie origini, al mio napoletano che è parte di me: come le maniglie dell’amore, come le rughe d’espressione sulla fronte, tutta roba che ho faticato tanto a ottenere e di cui non posso e non voglio liberarmi.
Amo il napoletano. E il motivo per cui lo amo è che spesso e volentieri riesce a partorire parole tanto belle quanto complicate. Termini che non possono essere tradotti o associati a un’altra parola, ma hanno bisogno di una spiegazione, cioè di un paraustiello associato (ecco questa è una bella parola).
Tra i vocaboli che preferisco ce n’è uno che in sei lettere contiene un mondo, una napoletanità tutta sua. Mi riferisco alla cosiddetta ciorta, che a Napoli è qualcosa di molto più complesso della semplice fortuna.
Pino Daniele in Napul’è diceva che “ognuno aspetta a ‘ciorta”, ed è vero, perchè a Napoli la ciorta non si sceglie, non si comanda, si aspetta.
Del resto lo sappiamo, Napoli è una città che non dà retta a nessuno, è una città piena di meraviglie e altrettante contraddizioni, e pure la ciorta non fa eccezioni, ha regole sue. Se la fortuna aiuta gli audaci, la ciorta no, è lei che decide dove andare, e non ci sono criteri stabiliti. La ciorta va un po’ a sentimento.
Puoi provare ad attirarla e allora la domenica mattina passeggiando in via dei Tribunali compri un cornetto rosso su una bancarella, lo tieni nel portafogli e speri che le cose comincino a girare. A volte è lei che si avvicina a te e lo fa in modi inaspettati, magari attraverso un sogno strano, così decidi di verificare giocando i numeri al lotto, come fa mia nonna. Altre volte invece arriva sotto forma di Munaciello e ti fa trovare dieci euro nella tasca dei pantaloni, ma magari era solo il resto del salumiere che avevi dimenticato. O se spolverando il salotto ti passa davanti un geco, con un “bona sera, bella ‘Mbriana”  la giornata potrebbe avotarsi nel verso giusto.
La verità è che siamo un popolo scaramantico, e attribuire a qualcosa di superiore i momenti belli o brutti ci aiuta a sopportare il peso della vita. Del resto anche il buon vecchio De Crescenzo diceva: non ti fidare di chi ti dice che solo con le tue forze puoi farcela. Ci vuole ciorta.
La ciorta ha molte forme ed è qualcosa che ha più a che fare con il destino che con la fortuna, non si può intervenire su di essa, ma si può provare a farsela amica, prepararsi ad accoglierla nel migliore dei modi.
Io per certi versi ho avuto ciorta e per altri non tanto. La ciorta in fondo è anche una cosa relativa, ciò che per me può rivelarsi una sfortuna per qualcun’altro potrebbe essere l’opportunità di una vita e viceversa. E se da un lato la ciorta ci ha reso un popolo flessibile e particolarmente resistente alle avversità, è anche vero che di questa ciorta a volte ne abbiamo fatto una giustificazione, un modo per sollevarci dalle responsabilità.
Ma forse il segreto sta tutto nell’imparare ad afferrare la dea bendata quando ti passa davanti, a capire dove soffia il vento e spiegare le vele per indirizzare la barca dove desideri. Ma soprattutto imparare a vedere la ciorta anche nelle piccole cose: incontrare un caro amico per caso, beccare un autobus in orario, trovare un tavolo da Sorbillo il sabato sera, o beccare un posto per disabili libero la domenica a Mergellina.
Ma a pensarci bene quest’ultima non è ciorta, è mazzo proprio.

 

[Marina Cuollo è nata a Napoli nel 1981. È laureata in Scienze biologiche e Dottore di ricerca in processi biologici e biomolecole. Grafica pubblicitaria per scelta e mestiere, ha collaborato come autrice con il portale Pianeta Donna. Finalista della IX edizione del Concorso artistico-letterario “Il Volo di Pegaso”, ha pubblicato con Sperling & Kupfer il suo libro d’esordio, “A Disabilandia si tromba” (2017, Premio della Critica al Premio Letterario Milano International). Ha partecipato alla nuova edizione dell’antologia “La Bibbia dei non credenti” (2018, Piemme) a cura di Francesco Antonioli]

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