Una storia in bilico tra disperazione ed ironia per raccontare la precarietà.

Un’altalena occupa la scena. Vi sono seduti Emma e Oscar, madre e figlio. Lei è laureata, “docente abilitata all’insegnamento nelle scuole superiori”, precisa al figlio, Oscar, invece, ha 19 anni ed è un ragazzo “particolare”, affetto da lieve ritardo mentale.

Occupano l’altalena nel parco ogni giorno dalle 15 alle 17, e non è un caso: a quell’ora la loro piccola casa di 35 mq è subaffittata ad un guardiano di notte. Emma, infatti, ha un lavoro precario, è senza marito, il suo l’ha abbandonata ed ora è risposato e con altri due figli, e solo grazie all’aiuto di sua madre e a rimedi estremi come il subaffitto, riesce a gestire la sua famiglia seppure con non poche rinunce e difficoltà.

Sono poveri agli occhi degli estranei, del mondo esterno che è veloce  a fare classificazioni sociali, “poveri ma non disgraziati” ancora una volta, però, puntualizza Emma, quasi a giustificarsi, a scusarsi, per la condizione in cui vivono. Ma che non lo urli il figlio, non lo dica alla sua maestra, ai suoi compagni: loro non devono saperlo.

«Il testo trae ispirazione da alcune storie che mi sono state raccontate con un profondo senso di vergogna. Purtroppo uno degli aspetti più delicati di questa nuova povertà è il senso di umiliazione, il non voler accettare di essere precipitati in una condizione di miseria», spiega Emanuela Giordano, autrice e regista di Affari illegali di famiglia «Sono donne che provengono spesso da un cotè piccolo o medio borghese e l’idea di essere diventate povere e soprattutto di non poter garantire ai figli un minimo di decoro le fa sentire colpevoli».

Sono dunque la nuova povertà, la condizione femminile più di chiunque altra martoriata da questa nuova realtà, i diritti negati, i temi su cui indaga questo atto unico, andato in scena ieri sera al Maschio Angioino nell’ambito della rassegna “Napoli Città Viva – Estate 2011 – L’energia della cultura” organizzata dall’ Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. E lo spaccato sociale che così viene sviscerato è drammaticamente attuale, reale, così come veri e reali sono i due personaggi magicamente interpretati da Rosaria De Cicco e Matteo Mauriello. Nonostante la drammaticità del contenuto, pero, il racconto è lieve ed ironico, e non mancano amare risate. «Ho cercato di raccontare questo disagio, questa ‘anomalia’ sociale sempre più dilagante usando anche l’arma dell’ironia. La commedia umana, come ci ha insegnato Eduardo, è eternamente in bilico tra la farsa e la tragedia, la risata e il pianto… », aggiunge la Giordano. Ed in effetti il risultato è quello di uno spettacolo che nella dignità rivendicata con forza, nei sogni in cui continuare a credere e nell’umorismo arguto, trova la sua efficacia e la sua forza espressiva ed emotiva.

Al termine, tanti applausi ed il fiducioso appello della De Cicco affinchè la pièce, prodotta dall’associazione culturale la Piccionaia e patrocinata dalle segreterie provinciali di CGIL CISL UIL, possa trovare, un giorno, ospitalità – come merita, aggiunge chi scrive – anche presso il Teatro Stabile di Napoli.

Ileana Bonadies

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