Cronache teatrali dall’«Avanti!», 1916-1920

Il chiostro di Verhaeren al Chiarella

Emile Verhaeren

Una nota del traduttore, stampata nel programma della serata, avverte:

«Il dramma è dominato da una concezione “claustrale” della vita, che cozza e urta contro un’opposta concezione “umana” della vita stessa. Ma sopra il dramma determinato dall’urto di codeste due opposte concezioni sta, apparentemente, il dramma che si opera in una coscienza, in quella cioè del protagonista principale, di “frate Baldassare”.

«Dico apparentemente, perché, a chi ben guarda, non può sfuggire che il dramma di frate Baldassare è, nel suo fondo, generato dall’urto in se stesso di codeste due medesime concezioni della vita: la concezione “claustrale” e quella “umana”. Affermare, perciò, la personalità del protagonista, equivale a comprendere lucidamente tutto il significato del dramma».

La personalità del protagonista di questo come di ogni altro lavoro di teatro, può essere afferrata e ricostruita dall’interpretazione dell’attore che lo impersona. Dall’«interpretazione» dell’attore Tempesti non appare che il protagonista abbia una personalità e tanto meno appare che essa sia una personalità «dialettica», vivente e svolgentesi per il cozzo di due concezioni della vita; appare solo la «maniera» di recitare, propria del Tempesti, formatasi nella ripetizione a getto continuo dei lavori teatrali di Sem Benelli. Qualche cosa appare tuttavia chiaramente: il distacco tra l’attore e le parole che l’attore recita, il distacco tra il significato delle parole, tra la vita interiore che le parole esprimono e i gesti, i moti, le contorsioni, le smorfie dell’attore. Appare chiaramente che il protagonista viene dinanzi al pubblico ricoperto da una maschera: la maschera dei protagonisti dalla gola canora e dall’anima di legno dei lavori di Sem Benelli. E cosí viene presentato al pubblico italiano un dramma di Verhaeren…

(24 dicembre 1919)

Antonio Gramsci

 

 

 

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