A Caserta il debutto nazionale del lavoro scritto, diretto ed interpretato da Ilaria Cecere, accompagnata in scena da Annamaria Palomba.

È forte l’impronta che Malammore lascia al Teatro Civico 14 di Caserta: pur se in scena una sola sera, il segno è di quelli incisivi così come certa è la conferma, ulteriore, che se ne ricava: l’attuale scenario napoletano sempre più risulta caratterizzato da forti presenze femminili, sia sul versante attoriale che su quello drammaturgico.

Amalia (Annamaria Palomba) boss di una famiglia camorristica e soprattutto madre di Tonino organizza il matrimonio tra il proprio figlio e Rosaria (Ilaria Cecere) figlia di un boss del clan rivale. Scopo delle nozze è cancellare un passato costellato solo da fiumi di sangue; ma proprio quando  tutto sembra seguire un ordine prestabilito, Rosaria si ribella, in modo silenzioso, facendo implodere la propria rabbia e, nel tempo che la vedrà sposa e moglie di un uomo capace solo di violenza, coverà tanto di quell’odio da rivolgersi in preghiera alla Madonna di Pompei, unica e solo giustiziera onnipotente, per ottenere la grazia di vedere quell’uomo morto. La grazia arriva, Tonino muore ma sua madre, devota alla stessa Madonna, dichiara “guerra” a tutti coloro (compresa quindi la divinità) che hanno osato trasgredire a quella che era stata una sua volontà.

La vita di due donne al centro di una ricerca sull’odio e su una violenza “al femminile” patita e provocata: è in questi termini che si struttura il lavoro di scrittura e regia di Ilaria Cecere che, per dare corpo a ciò, sceglie di indagare ed immergersi nell’universo camorristico privo di ogni forma di pentimento o di ripensamento dove non vi è alcuna differenza tra maschi e femmine, tra giovani e vecchi, tra bestie ed esseri umani.

In cui la presenza ed incisività delle donne non è secondaria, ma, anzi, la malavita è organizzata (fenomeno particolarmente evidente degli ultimi decenni) proprio da donne boss, donne killer e carnefici che appaiono in tutta la loro maestosità e, al contempo, crudeltà, a volte  più spietata e cinica di quella  dei loro uomini. Come non ricordare, del resto,  fatti di cronaca più o meno recenti come quello che vide protagonista Anna Mazza, “ la vedova della camorra”, che armò per vendetta il proprio figlio appena adolescente;  oppure ancora quello in cui rimase coinvolta Anna Vollaro che a meno di 30 anni si diede fuoco davanti a dei poliziotti in segno di protesta.

Lo spettacolo è d’impatto, dirompente, non conosce limiti nel linguaggio né tantomeno nei gesti e nelle azioni, e diversamente, forse, non sarebbe potuto essere in quanto sarebbe risultato meno credibile e meno efficace nel suo scopo. È imperniato sulla parola, sull’eco del passato, quello del ricordo che non dimentica e su quello del futuro vuoto e privo di ogni speranza; sul rumore del presente, del pianto privo di ogni pentimento, di una rabbia piena solo di vendetta e di un palloncino che scoppia nel vuoto.

Un lavoro estenuante, che consente alle due attrici in scena di compenetrarsi senza nessuna forma di remore, senza risparmiarsi, e che speriamo sia stato gratificato dal lungo applauso finale, meritatissimo per entrambe seppure una speciale nota di merito si sente di riconoscerla, in particolare, ad Annamaria Palomba, per la capacità innata di entrare di getto nei suoi personaggi e di venirne fuori con altrettanta forza e veemenza.

L’augurio è che sempre più spesso, realtà come il Teatro Civico 14 di Caserta, diano spazio e voce a queste “ nuove femmine del Sud ”.

 

Consiglia Aprovidolo

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