Cronache teatrali dall’«Avanti!», 1916-1920

Occhi consacrati di Bracco al Carignano

Anche questo atto, scritto qualche anno fa, appartiene al teatro delle «riabilitazioni di guerra». Ma il Bracco vi ha messo qualcosa di piú: ha cercato, attraverso alcune scene vigorose, di creare un carattere, il quale è superiore alle contingenze, all’occasionalità, cerca di vivere indipendente, sebbene di scorcio, per accenni, piú che per ricostruzione diffusa e completa.

Una ragazza napoletana è stata sedotta e abbandonata dall’amante. Diventa donna Filomena, fredda e perversa creatura di piacere, ambientata in una osteriola, nella quale è signora e padrona degli uomini che frequentano. In pochi tratti appare il suo animo, irrigidito, astratto da ogni umanità: ha legato a sé un uomo ammogliato, che lascia nella fame e nella sofferenza la moglie e tre figli, senza amarlo, perché ella rimane unita da un odio amoroso col seduttore, con l’uomo che fanciulla ingenua, religiosa, senza alcuna tutela, l’ha tradita e affondata nel fango. E costui ritorna, dopo una sapiente preparazione, fatta da un vecchio mendicante, che rievoca il passato, che risveglia l’umanità di donna Filomena, sia pure facendola urlare di dolore e d’odio: ritorna cieco, umile, pentito, rinnovato, e donna Filomena, colpita nell’intimità piú profonda, perdona, si spoglia dei ricordi del passato, allontana da sé l’amante, e rientra nella normalità morale. Il piccolo dramma, interpretato con vigore dalla Melato, dal Betrone, dal Ninchi, e dal Berti, pur con qualche sforzo per la tinta dialettale voluta conservare al dialogo, ha ottenuto sei chiamate dal pubblico.

(17 aprile 1918)

Antonio Gramsci

Print Friendly