Oggi alle 19.00 e alle 21.00 in scena Hi Mummy_frutto del ventre tuo di F. Carena e La miniera di A. Talliente.

Continua il ciclo di studi teatrali inclusi nel Fringe2Fringe 2012 e rappresentati periodicamente in attesa di approdare al prossimo Napoli Teatro Festival Italia. Il progetto è rivolto alla categoria del “teatro giovane” ed è sostenuto dal Teatro Stabile di Napoli, della Fondazione Campania dei Festival e NTFI, in collaborazione con Interno 5. È previsto che, dopo le selezioni di giugno e luglio scorsi, le compagnie scelte presentano al Fringe2Fringe studi teatrali inediti, tra i quali verrà individuato quello al quale affidare la produzione finale, che andrà in scena al Napoli Teatro Festival di giugno 2012.

Dopo la messinscena degli studi Quando eravamo Lupi del Teatro dei Sensi Rosa Pristina, Robe dell’altro mondo di Carrozzeria Orfeo, questa sera al San Ferdinando, ore 19.00, sarà rappresentato lo studio Hi Mummy_frutto del ventre tuo di Fiammetta Carena, con T. Bianco, A. Costa, V. Gerosa, A. Nesti e M. Sguotti, regia di Maurizio Sguotti. Invece al Mercadante, ore 21.00, la compagnia Aida Talliente di Udine presenterà lo studio La miniera, di e con A. Talliente.Gli ingressi sono liberi fino ad esaurimento posti.

Il percorso del Fringe2Fringe continuerà il 4 maggio, ore 18.00, al Ridotto del Mercadante con Carmen di Giovanna Velardi, con G. Velardi e F. Luna.
Di seguito le note dei due studi di oggi.

Hi Mummy_frutto del ventre tuo: L’azione si svolge attorno alla figura della Madre, la cui interpretazione resta affidata ad un soggetto maschile. Un uomo non più giovane dall’identità confusa, la cui giovinezza assume i tratti di un trascorso di difficile rielaborazione. L’incostanza delle sue percezioni rivela una condizione di smarrimento, in cui il desiderio di ricongiungimento materno si traduce in nevrotica imitazione. Il ricordo della madre è sorgente di negazione.
La figura centrale è dunque un uomo livido, dai pensieri torbidi, incapace di avviare un percorso critico di auto comprensione che gli permetta di emanciparsi dalla propria condizione primordiale di figlio. Prigioniero delle proprie paure, nonché delle proprie illusioni rassicuranti, da debole vittima si trasforma in carnefice. Reincarnando la figura materna ne assume le molteplici sfaccettature: è madre seduttiva, amorevole, crudele, dolce, feroce…è un’entità bestiale, che divora la propria prole per nutrirsene.
Intorno a lui un gruppo di giovani presenti sulla scena: forse parti di lui, ricordi, figli, partecipano a questa danza macabra; con movimento fluido, mutevole ed ininterrotto si trasformano in estensioni del corpo materno – lembi di carne privi di autonomia la cui vita dipende dal medesimo cuore pulsante.

La miniera: Raibl – Cave del Predil, Alto Friuli.  Ѐ la storia di una comunità di minatori in un piccolo paese sperduto tra le montagne, la cui vita dipende dall’esistenza di una grande cava di zinco e piombo. Nel 1991 la miniera viene chiusa come tanti altri giacimenti d’ Italia. Chiudere la miniera significa far morire il paese, perdere un lavoro sicuro, la propria casa, tutto. Inizia così uno sciopero che coinvolge l’intera comunità: i minatori occupano la miniera per 17 giorni a 500 metri sotto terra in condizioni durissime, le donne li sostengono, manifestando in paese e dando vita a presìdi in cui preparano da mangiare,  protestano, pregano, fanno riunioni, sempre in prima linea. Una storia di lotta dunque, che termina con una sconfitta. La miniera chiude. Dopo tanti anni, il paese si è svuotato, ma molti di loro ancora vivono lì, ancora orgogliosi di quel loro amato e odiato lavoro, che li lega profondamente a quella montagna, a quelle gallerie buie che hanno percorso per tutta una vita, e che ancora li fanno commuovere e vibrare.

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