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Per la XVIII edizione del Festival diretto dal compianto D’Andrea, Antonella Morea porta in scena con Martina Carpi la vita e la carriera della fulva artista, icona intramontabile di musica d’autore.

di Ileana Bonadies

Foto Vito Fusco

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“Una speciale combinazione di capacità, versatilità e passione è stato il mio dono più prezioso e memorabile al pubblico e alla musica che ho interpretato e per quello voglio essere ricordata”.
Furono queste le parole con cui Milva nel 2010 annunciò il suo ritiro dalle scene dopo una lunga e apprezzata carriera che tanto le aveva donato in termini di gradimento e riconoscimenti.
E furono “capacità, versatilità e passione” le qualità che indubbiamente hanno caratterizzato la sua figura di artista poliedrica, a teatro, così come nel mondo della musica; in Italia così come all’estero.
Omaggiarla, dunque, nell’anno della sua scomparsa, ripercorrendone la vita e le principali tappe lavorative, non era sfida semplice. E alla stessa maniera ardua poteva apparire a primo impatto la scelta delle canzoni del suo ampio repertorio attraverso cui dipanare il suo stile, la sua personalità, il suo credo.
Ma nulla è impossibile se a lavorare ad una idea – in questo caso nata dalla fervida creatività di Gerardo D’Andrea per la XVIII edizione del Positano Teatro Festival – si incontrano professionalità che hanno a cuore il mestiere d’artista e la sua accorta riproposizione, e sono in grado di serbarne ed enfatizzarne l’estro. Ovvero quella magia impalpabile che rende eterne canzoni entrate nel patrimonio personale di molti, se non di tutti, il cui riascolto suscita ricordi di epoche lontane, di tempi trascorsi o atmosfere sempre vive.

Foto Vito Fusco

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Ed è così che nasce “La Rossa”, lo spettacolo di musica, prosa e versi, in cui l’ordito drammaturgico di Gianmarco Cesario – esperto biografo sulla scena teatrale di alcuni tra i maggiori interpreti della canzone italiana e internazionale – si intreccia con la vocalità possente di Antonella Morea e la recitazione limpida di Martina Carpi, dando vita a un ricordo che felicemente sfugge la retorica e tratteggia, invece, con eleganza la brillante storia di una donna, prima ancora che artista, tra le più popolari e impegnate degli ultimi i 60 anni.
Musa di Giorgio Strehler che la forgiò come attrice illuminata del repertorio brechtiano (memorabile la sua interpretazione di Jenny dei Pirati ne “L’opera da tre soldi”) oltre a darle l’iconica caratterizzazione fisica legata alla fulgente chioma che ne identificherà per sempre il fascino, la soprannominata Pantera di Goro coltivò amicizie e collaborazioni prestigiose, da Battiato a Morricone, da Enzo Jannacci (autore tra l’altro del brano da cui prende il nome lo spettacolo) ad Astor Piazzolla, non senza stringere legami con poetesse del calibro di Alda Merini con cui nel 2004 realizzò un intero album musicandone le liriche.
E di tutto ciò nella messinscena che ha inaugurato lo scorso 7 agosto l’edizione 2021 del Festival positanese, il primo senza il suo ideatore e direttore artistico, e che alla carriera di Milva assegna il Premio Annibale Ruccello, c’è traccia: poesia e musica si scambiano il passo reciprocamente, senza che l’una prevalga sull’altra ma nel segno di un equilibrio coerente, interrotto solo da stralci di vita privata che consentono all’altera figura d’artista di assumere più dolci sfumature di madre, compagna, amica, senza però mai eccedere nel pettegolezzo fino a stesso. Senza mai sverlare oltre il dovuto quello che gelosamente è sempre stato protetto. Esattamente come lei avrebbe voluto, certamente come avrà apprezzato.

Foto Vito Fusco

Foto Vito Fusco

Quello che emerge, infatti, dalla accurata ricostruzione fatta da Cesario e in scena resa viva e vibrante dalla Morea insieme alla Carpi, e alla virtuosa ensemble di musicisti formata da Vittorio Cataldi (piano, fisarmonica e violino), Luigi Fiscale (contrabbasso), Franco Ponzo (chitarra) e Gianluca Mirra (batteria) che dal vivo hanno eseguito le musiche, è un ritratto devoto, rispettoso, che dai successi sanremesi ai canti di impegno politico fino alle interpretazioni conosciute in tutto il mondo, tratteggia una storia d’amore: quella che lega un personaggio alla sua arte, al suo pubblico, al suo vissuto.
E che fa sì che altri artisti di altrettanto valore ne ripercorrano i passi, ne reinterpretino le canzoni aggiungendo ulteriori elementi di personalità, ne tengano viva la memoria. Oltre ogni sipario che si possa chiudere, oltre ogni luce che si possa spegnere. Mentre gli applausi risuonano in una sera d’agosto in costiera a picco sul mare.

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